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Dal “Valentino” collezioni di grande interesse

IL BAR STORICO DI VIA BERGAMO È DIVENTATO NEL TEMPO IL DEPOSITO PRIVILEGIATO DI UN NUMERO SORPRENDENTE DI REPERTI: CARTOLINE ILLUSTRATE, LIQUORI E BANCONOTE.

È piuttosto affaticato il Signor Antonio Corti, titolare del “Bar Valentino”, quando si concede un momento di tregua, in tarda mattinata, per rispondere ad alcune domande. Nato nel 1943, “l’anno che ha cambiato l’Italia”, egli mostra con cura il calendario realizzato per la classe ’43 nel 2000 (da una sua idea), che ritrae i coetanei in foto di gruppo.
Sottolinea sorridendo che “la classe non è acqua”. La prima cartolina che il Nostro esibisce, forse la più importante per lui, è quella a colori del 1984 per il cinquantesimo del bar, il cui anno di nascita è leggibile anche sui maniglioni dell’ingresso. Possiede circa diecimila cartoline, asserisce.

La straordinaria raccolta, conservata in scatoloni, si è formata nell’arco di decenni. Alle numerose cartoline inviate ogni anno dai clienti, si sono aggiunti acquisti di raccolte specifiche effettuati qua e là. Le più pregiate, ci viene fatto notare, sono le cartoline in bianco e nero.
Ne ammiriamo un gruppo omogeneo del 1917, che provengono da Brescia, trovate presso un rigattiere, che rappresentano
paesaggi marini ed altro. Le cartoline più belle o più recenti vengono spesso esposte dietro il bancone. Ogni tanto, qualche cartolina è usata nel ristorante come centrotavola. I soggetti delle cartoline sono innumerevoli: palazzi, città, vedute, spiagge, montagne, centri termali, dipinti, calciatori (si cita Collovati) e composizioni spiritose, spesso vere e proprie “goliardate”.

Osserviamo, tra le tante cartoline, quella con la Stazione Termini di Roma del 1964, apprezzabile in particolare per lo scritto
retrostante in una grafia insolitamente elegante. Le “bottigliette di liquore” compongono forse la collezione più intrigante.

Antonio calcola di averne circa diecimila, raccolte nell’arco di mezzo secolo. Ci mostra al riguardo, quale associato, un numero della rivista “Il collezionista di liquori”, organo ufficiale del Club delle Mignonnettes, fondato a Milano negli anni settanta. In uno dei locali interni, una vetrinetta sospesa ad una parete ci offre la visione, su tre ripiani e in duplice fila, di un ricco campione di “minibottles”. Le più particolari hanno la forma di un uovo, e, attenzione (!), la parte superiore delle stesse è costituita effettivamente da un guscio d’uovo. Alcuni esemplari storici provengono da Ditte che hanno ormai cessato l’attività.

Più ridotta, ma non esigua, una collezione parallela di bottiglie di liquore da un litro: circa seicento pezzi. Il contenuto si mantiene pienamente utilizzabile anche dopo 20 o 30 anni; dipende dalla chiusura:
la migliore è quella offerta da capsule in bacalite (del tutto inidoneo è invece il sughero). Prendiamo visione di una bottiglia di “Stock – Doppio Kummel” e, ovviamente fuori collezione, di una vetusta bottiglia di acqua minerale “Tettuccio” di Montecatini Terme. 

Un poster colorato, fissato ad una parete, indica i soggetti di una quarta collezione, quella della cartamoneta, costituita da
un centinaio di esemplari di banconote, per lo più nazionali, di grande bellezza grafica. L’interesse iniziale è partito dal contatto con clienti e conoscenti, ma anche dallo stimolo offerto dai giornali e dalle occasioni concrete.
Con un po’ di tristezza Antonio si chiede se le sue collezioni possano avere un domani. L’ampio sorriso della vicina figlia Valentina ci tranquillizza: qualcuno di certo ci penserà.
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Testata
Bellusco Informa
Autore
Gianni Pisati
Pagina
19
Pagina ove continua
19
Pagina pubblicata Martedì, 11 Dicembre 2018

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