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NELLO CROTTI: IL FABBRO E LA STORIA

AD INTITOLARE QUESTO PEZZO “NELLA FUCINA DI UN FABBRO” QUALCUNO AVREBBE PENSATO, MI CI GIOCO LA TESTA, A MANTICI SBUFFANTI, COLPI DI MARTELLO, METALLO ARROVENTATO, A INCUDINI E FUOCO; AD ALTRI, MAGARI APPASSIONATI DI MITI GRECI, SAREBBE VENUTO IN MENTE PERSINO IL MUSCOLOSO EFESTO, IL SUO PESSIMO CARATTERE, LA SUA MANO PRODIGIOSA, L'OFFICINA SPROFONDATA DENTRO L'ETNA.

Ornello Crotti è un fabbro, ma non somiglia ad Efesto: occhi chiarissimi, una grande gentilezza, un laboratorio
pieno di attrezzi che serenamente attendono di essere usati. Ed è dagli attrezzi che parte il nostro racconto.
«Squadre, chiavi, martelli: tutti oggetti che ho ereditato da mio padre, oggetti che aveva forgiato lui, in base a ciò che gli serviva. Ecco, si può vedere com'erano fatti: un po' più sottili alla base e più robusti in alto, perché è lì che l'attrezzo lavora.»
Il laboratorio è lo stesso nel quale Nello lavorava con suo padre, nel quale ha imparato questo mestiere, «ma non direi imparato», suggerisce: «i mestieri non si imparano, si rubano; e in fondo nessuno insegna niente ». E forse è vero: non c'è insegnante, neppure di genio, che possa trasmettere ciò che sa a qualcuno che non vuole apprendere, e nessuno impara mai nulla se non si appropria del sapere altrui come di un oggetto prezioso.

Di suo padre resta anche una splendida bicicletta parcheggiata all'ingresso, una bicicletta senza freni o almeno così sembra, ma a ben vedere no, perché «il sistema frenante è tutto all'interno e si frena pedalando all'indietro, come in Olanda; anche questo è un oggetto che appartiene al passato ».
Come forse ad un'epoca di cui resta poco appartiene l'estrema precisione con cui questo fabbro eseguiva i suoi lavori. Parlare con il signor Crotti non è tanto come fare un salto nel passato, piuttosto è come avere il privilegio di essere ospiti di un luogo in cui il tempo non si sposta, resta lì, garbato, seduto, in attesa. E perciò non c'è niente di strano se, dopo aver parlato di opere e metalli, si parla di natura, altra sua passione, uccelli di passo e nidi, scopro i colori della capinera, che il piumaggio di molte femmine di uccelli è sbiadito rispetto a quello dei maschi, scopro le abitudini delle rondini. Infine incontro le galline, orgoglio di questo fabbro dal multiforme ingegno; razzolano felici nei pressi del loro ricovero notturno: un albero su cui al tramonto, come fossero
in condominio, si distribuiscono ramo per ramo, scelto perché inaccessibile alle volpi. 

Siamo quasi ai saluti quando il signor Nello prende una barra di ferro (proprio ferro, ve lo posso assicurare), la stringe in una morsa, le piazza sotto un sostegno, anch'esso forgiato dal padre, ne infila un'estremità in un altro attrezzo e la torce. E quella si lascia torcere. Come fosse liquirizia. Sono esterrefatta, il tutto è avvenuto in pochi istanti e già gli occhi chiari del signor Crotti mi guardano come se non avesse fatto nulla.
Forse mi sono sbagliata: non c'è il fuoco e non ci sono mantici, tutto è molto silenzioso e la polvere si posa qui da anni, ma questo è il ventre dell'Etna e io ho appena conosciuto Efesto.

Testata
Bellusco Informa
Autore
Monia Colaci
Pagina
25
Pagina ove continua
25
Pagina pubblicata Sabato, 23 Marzo 2019 - Ultima modifica: Martedì, 09 Aprile 2019

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